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La blockchain una moneta privata per salvare l’Italia

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La blockchain per salvare l’Italia e condurla fuori dalla crisi monetaria

di Alessandro Arrighi articolo pubblicato su Adventus News

Le persone incominciano a usare la moneta elettronica come strumento di pagamento, anche senza che avvenga alcuna conversione, da una cripto valuta all’altra, come se si trattasse di dollari, euro, sterline o yen. È evidente, che, nel sistema economico liquido[1], le banche centrali diventano solo uno dei potenziali fornitori di prodotti monetari sostitutivi della moneta privata. Nel 2015, colpì moltissimo un candidato presidente degli Stati Uniti d’America, poi ritirato, Paul Rand, che annunciò che avrebbe accettato contributi alla sua campagna presidenziale in Bitcoin. Oggi, sempre di più le aziende si stanno attrezzando, per accettare un maggior numero di cripto valute in pagamento, ma è molto interessante capire che cosa succederà, quando saranno anche gli stati, a proporre nuove tipologie di coin e blockchain. È evidente che si tratterà di una vera e propria rivoluzione del sistema di determinazione delle basi monetarie, che non saranno più regolate dai meccanismi della macroeconomia. L’impresa ALFA e lo stato BETA potranno presentare ciascuno la propria blockchain. C’è da immaginare che, comunque, saranno nel tempo stabiliti dei meccanismi di tutela che, probabilmente, cercheranno, in qualche misura, di ridurre il rischio per il piccolo risparmiatore, ma difficilmente, almeno allo stato della tecnologia attuale, questa regolamentazione potrà risolvere il rischio insito in un sistema valutario, che, nasce proprio per essere al di fuori del sistema della regolazione dell’emissione e della cartolarizzazione della moneta tradizionale. Non è un caso che, proprio, il citato Joseph Stiglitz, in occasione del World Economic Forum di Davos del 2018, abbia dichiarato alla Bloomberg Television che il Bitcoin non svolge alcuna funzione, tranne permettere di aggirare le leggi e abbia auspicato che la cripto valuta sia messa fuori legge. In effetti, dal 30 gennaio, sono entrate in vigore le nuove norme della Corea del Sud. Seul obbliga le banche locali a vietare operazioni provenienti da conti anonimi per il trading in cripto valute, con l’obiettivo di poter rendere tracciabili e trasparenti le transazioni e mettere un freno al riciclaggio e alle attività criminali, oltre che alla speculazione e all’evasione fiscale. Come spiegato dal vicepresidente della Financial Services Commission coreana, Kim Yong-Beom, Seul impone il divieto di trading per i residenti all’estero, che non hanno conti correnti bancari in Corea e per i minori di 19 anni. Il problema, che rischia di spiazzare questo tipo di politiche, sta nel fatto che le cripto valute sono strumenti strutturati, appositamente, per non avere bisogno delle banche locali, e in una certa misura per non avere affatto bisogno del sistema bancario nel suo complesso, poiché i pagamenti sono riconosciuti e certificati, a prescindere dall’esistenza di un intermediario al di fuori della catena. Pechino, invece, ha deciso di bloccare i siti web che consentono di fare trading e di raccogliere fondi mediante cripto valute. Sul fronte asiatico, anche l’India sarebbe pronta a mettere al bando il Bitcoin e tutte le altre cripto monete, così come annunciato dal ministro delle Finanze Arun Jaitley. “Il governo considera le cripto monete illegali e prenderà tutte le misure per vietare l’uso di queste per il finanziamento di attività illecite o come strumento di pagamento”, ha detto Jaitley, il primo febbraio, nel suo discorso sulle previsioni di Bilancio 2018. Intanto però, Wall Street, sembra andare, nella direzione di ottenere il via libera della Sec alla quotazione del primo Etf [2] in Bitcoin a livello mondiale”[3]

Stigtitz, probabilmente, sa bene che, ormai, è troppo tardi ed è probabilmente impossibile eliminare e, forse, anche arginare, le blockchain. Esse sono, ormai, uno strumento di pagamento accettato in molte comunità, a prescindere dal giudizio e dall’intervento delle autorità monetarie accreditate e il cui valore, come detto, si basa su un meccanismo di tipo prismatico e su un algoritmo privato, talché la loro fungibilità si basa sulla loro stessa utilizzazione, per loro natura, sfuggono a qualsiasi meccanismo regolamentazione; Stigtitz ha, comunque, avuto il merito fondamentale di porre la questione, al centro del dibattito, ma la banca Mondiale non è pronta ad accettare la pur inevitabile trasformazione che conseguirà il venire meno della unicitò delle banche centrali come organismi emittenti e quindi soggetti delle politica monetaria.

Ciò che cambia completamente l’approccio alla creazione di valore è il ruolo della propagazione dell’informazione, che, ancora una volta, come spiegato, si basa su un sistema di tipo prismatico, anziché piramidale o verticale. Fintanto che la moneta non poteva assumere altra forma se non quella stampata dalla autorità centrale, l’unica comunicazione possibile, in materia, era quella posta in essere dai governatori delle banche centrali, che, con le loro dichiarazioni in ordine alle politiche più o meno espansive o restrittive, determinavano una variazione dei tassi di interessi. La novità è che, con l’avvento delle cripto valute e con la possibilità di qualsiasi impresa di proporre il proprio token, questi ultimi diventano, al contempo, un tipo nuovo e dinamico di prodotto finanziario e una moneta, che sarà regolata dalle regole della domanda e dell’offerta. Non è facile dire se abbia ragione la banca centrale giapponese, che garantisce la convertibilità del Bitcoin, o il governo coreano che ne vieta l’utilizzo. Ma quello che colpisce è come i governi europei restino fuori dalla questione, come se non li riguardasse e ciò malgrado il fatto che una gran parte dei paesi Europei, come l’Italia, siano stati così danneggiati dalla politica monetaria restrittiva della banca Centrale Europea, che, pur, di fatto, è destinata ad essere affiancata da una serie di istituti di emissione privati.

La tassazione delle operazioni in Criptovalute Bitcoin Moneta Elettronica Virtuale e Token

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[1] Gallini N, Wright B, opera citata.

[2] Gli ETF (Exchange Traded Funds) sono particolari fondi d’investimento (o Sicav) a gestione passiva. Come accade per tutti i fondi, quando si acquista un ETF è come se si acquistasse un paniere di titoli.

[3] Plateroti Alessandro, “Banche centrali, guerra ai Bitcoin” su Il sole 24 ore 24 febbraio 2017

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